Per un’ erotica dell’ arte [IT-ENG]

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Alex Cecchetti, Le chevalier, table, 4 chairs enzo mari autorpogettazione, woodcut, prints, menu with poems, 2017, from “Tamam Shud” at Ujazdowski Castle, Warsaw. Photo: Pat Mic

 

Quando si incontra Monsieur Cecchetti spiccano i suoi occhi castani: guizzano, si illuminano, ridono. Il corpo tracima energia e le mani e la testa si muovono con foga, accompagnando le sue narrazioni. La voce, allo stesso tempo stentorea e melliflua, porta con sé influssi della sua esistenza nomade tra Italia, Francia e Inghilterra, in un prisma di lingue e di aggettivi, che prendono sfumature diverse in base al contesto linguistico in cui ci si trova. In questi anni Alex Cecchetti ha realizzato libri, sculture, collage, coreografie, performance, riviste, tarocchi…, ma continua a scartare ogni definizione e tentativo in ingabbiarlo in un genere o in uno stile.

Per Cecchetti, l’immaginazione non è una fredda astrazione ma il suo strumento principe, l’arma con la quale si destreggia a confronta con il mondo, l’altalena che perde i perni e che lo fa volare in alto o in basso, a seconda delle preferenze. Alex Cecchetti è un atomo attorno cui tutto si ionizza, ma poi noi- lettori, visitatori, partecipanti, pubblico- dobbiamo decidere se seguirlo in questo cammino mai lineare.

L’anno scorso l’ho rivisto dopo molto tempo a Parigi e mi ha invitata nella sua casa-studio a Montmartre, una residenza per artisti messagli a disposizione dalla Citè. Si tratta di edifici con un giardino dall’aria selvaggia, arroccati sulle strade in salita che portano alla basilica del Sacro Cuore, dove stranamente si vedono pochi turisti ma dove si può occhieggiare un busto dai seni prosperosi in onore di Dalida. Dopo un thé e delle chiacchiere su amici comuni e aneddoti di vita, l’incontro cambia ritmo e mi rendo conto che l’artista si e’ messo (metaforicamente) la maschera del performer. Apre cassetti, mostra lavori, racconta storie e gli oggetti di casa, come libri che mi porge, assumono nuove forme, nuove facce, nuove pelli. In un momento preciso di quello studio visit parigino ho preso consapevolezza del suo vantaggio su di me, sapendo di avere il controllo della situazione e mettendomi a disagio mostrandomi un portfolio di disegni erotici, procedendo con un canovaccio immagino già testato con altre curatrici.

Cecchetti quest’estate ha presentato per tre sere consecutive al Teatro dell’Arte della Triennale di Milano “Louvre I”: con l’aiuto del pubblico ha ricreato le suggestioni di alcune opere custodite nelle ale greco-romane, mesopotamiche ed italiane del famoso museo parigino. Le opere a cui si allude nella rappresentazione non sono ridotte a oggetti o ricordi, ma sono piuttosto delle entità vive che offrono a chi le vuole vedere e ascoltare, storie di “vita, amore e follia”. Cecchetti tornerà a Milano in autunno con la seconda parte del progetto, scoprendo nuovi mondi del suo museo senza muri e riaprendo il portale per i sognatori, i viaggiatori, gli osservatori.

A Torino, nella project space della Fondazione Sandretto Rebaudengo, è stata presentata per la prima volta in Italia “Cetaceans”, un’installazione sonora nella quale ci si potrà immergere fino al 31 luglio. La sala è buia e dalla moquette scura spuntano delle piccole casse acustiche, come fossero periscopi di sommergibili invisibili. Il tempo si allunga e anche il vernissage diventa occasione di rilassamento e distensione, ma anche di percezione: ci si può sdraiare a terra su dei cuscini e farsi avvolgere dai suoni e dalle voci che emergono come frequenze di canti delle balene. In un futuro prossimo la comunicazione non si baserà sul linguaggio parlato e questo concerto polifonico per voce, armonica di vetro e waterphone ci proietta già più in là nel tempo, nello spazio, in dei sogni ad occhi aperti.

Alex Cecchetti è il terzo artista chiamato ad animare “The Institute of Things to Come”, un centro di studi temporaneo che sperimenta scenari futurologici, immaginato e organizzato da Ludovica Carbotta e Valerio del Baglivo, rispettivamente artista e curatore. Il nome dell’ Istituto si rifà al libro di H.G. Wells “The Shape of Things to Come” e intende cimentarsi con i desideri e le aspettative, come con le nostre paure, nel tentativo di immaginare alternative all’esistente attraverso differenti metodologie di produzione artistica e di pedagogia applicata a un workshop.

L’Istituto infatti si articola in dei laboratori che si svolgono a Torino con partecipanti italiani e internazionali che si raccolgono intorno ad un’artista (in passato Bedwyr Williams e Kapwani Kiwanga, a settembre il duo francese Louise Hervé e Chloé Maillet). Le attività che di volta in volta danno vita all’Istituto si svolgono in diversi luoghi della città, come nei set di un film con ritmi, interpreti e generi diversi. “The Future is a Secret Society” è il titolo proposto da Alex Cecchetti insieme a Lena Lapelyte, un’artista e musicista lituana; il workshop è stato sviluppato sull’intertestualità fornita da tre ambiti: la poesia, la musica e i tarocchi. Di seguito la giocosa e polisemica lettera di invito:

Dear Friends,
I am writing you from the future and I am looking forward to meet you here. It seems we have an appointment. But there’s no need to rush because there is no more time; and if there is no time, no one is late. The future is just a society, yet secret to the past. So join our club tomorrow. We speak in tongues, we talk in music, we meet up in dreams, and we gave up communication long time ago to fully embracing poetry. Even our cats purr in rhymes. The past is not dark and the future is not bright, images have nothing to do with light; after all we dream with our eyes closed, don’t we? 
Time travel is a thing of the past, here in the future everybody knows time is not a clock but always the weather. So to reach the future, let’s hope in won’t rain And don’t expect to receive lessons, only trees and plants know how to explain things in forms.

Leggere i tarocchi- sostiene l’artista- è un po’ come pianificare una pubblicazione, bisogna immaginarsi con quanti fogli e con quali sfumature costruire una narrazione. Dai tarocchi di Marsiglia, Cecchetti pesca dal mazzo la carta del matto, ricettacolo di desiderio e energia non mediati, la lettura prosegue con l’enunciazione della peripezie di un’artista in cerca di fortuna e gloria. Nonostante i 40 gradi raggiunti nella riarsa giornata torinese, a mezzanotte Cecchetti è ancora impegnato in una generosa lettura di tarocchi e dibattito con Lena Lapelyte, dall’altra lato del tavolo, come fosse una partita a scacchi. Quello che le carte hanno in serbo nell’immediato futuro per Cecchetti sono il proseguimento del suo colossale progetto Tamam Shud al CCA Ujazdowski di Varsavia in Polonia e le mostre personali alla Ferme du Buisson in Francia, Spike Island in Gran Bretagna e Void a Derry, in Irlanda del Nord.

English Version

Upon meeting Mr Cecchetti one is struck by his chestnut eyes: they dart, smile, light up. The body overflows with energy and his hands and head move in a frenzy, yet harmonising with his narrations. His voice, both stentorian and sugared, carries the influxes of a nomadic existence between Italy, France and England, seen in a prism of languages and adjectives, that take different meanings according to the linguistic context at hand. These past years, Alex Cecchetti has made books, sculptures, collages, choreographies, performances, magazines, tarots.., yet he swerves away from any definitions or attempt at caging him in a genre or a style.

To Cecchetti, Imagination isn’t a cold abstraction but his main tool, the weapon with which he juggles and faces the world, the swing that loses its pivot and makes him fly high or low, as one pleases. Alex Cecchetti is an atom around which everything ionises, but then we- as readers, visitors, participants, audience- need to decide whether to follow him in a path that is never linear.

Last year, after a long stretch of time, I saw him in Paris and he invited me to his studio-apartment in Montmartre, a residency for artists granted by the City. It’s a building with a romantic, untamed garden, which flanks the steep streets climbing to the Holy Heart cathedral, strangely there are not many tourist in view but you can see Dalida’s bust sculpted with generous breasts. After a tea and some chats on common friends and life anecdotes, the meeting changes gear and I realise the artist has (metaphorically) put on a performer’s mask. He opens drawers, shows pieces, tells stories and the objects in the house become new shapes, faces and skins. In a precise moment of that Parisian studio visit I acknowledged his advantage over me, his control of the situation and his making me uncomfortable with a show and tell of an erotica portfolio, following a script, I imagine, already tested with other female curators.

This summer Cecchetti has presented for three consecutive nights “Louvre I” at the Teatro dell’Arte of the Triennale di Milano: with the help of the audience, he recreated the suggestions of some artworks kept in the Greek-Roman, Mesopotamian and Italian wings of the famous Parisian museum. The works he alludes to in the representation are not reduced to objects or memories, but they are treated as living entities offered to whomever wants to see and hear their stories of “life, love and madness”. Cecchetti will return to Milan in autumn for the second part of the project, disclosing new worlds in his museum without walls and re-opening the portal for dreamers, travellers and observers.

In Turin, in the project space of the Sandretto Rebaudengo Foundation, “Cetaceans”, a sound installation in which the public could dive until July 31st, has been presented in Italy for the first time. The room is dark and from the black carpet small heads of speakers, similar to periscopes of invisible submarines, emerge. Time stretches and the opening becomes a chance for relaxation and loosening, but also of perception: it is possible to lie on cushions and be enveloped by the sounds and voices emitted like frequencies of whales’ chants. In a near future communication won’t be based on spoken language and this polyphonic concert for voice, glass harmonica and waterphone, projects us further into time, space and into lucid dreams.

Alex Cecchetti is the third artist to give life to “The Institute of Things to Come”, a temporary research centre experimenting with futurologist scenarios, imagined and organised by Ludovica Carbotta and Valerio del Baglivo, an artist and a curator respectively. The name of the Institute is borrowed from H.G. Wells’ book “The Shape of Things to Come” and aims at taking on desires and expectations, as well as fears, attempting to imagine alternatives to the existent through various methodologies of artistic production and pedagogy applied to a workshop.The Institute is constituted by workshops which take place in Turin with a mix of Italian and international participants chosen around an artist (in the past Bedwyr Williams and Kapwani Kiwanga, in September the French duo Louise Hervé e Chloé Maillet). The activities which each time  constitute the institute are carried out in various places across town, chosen specifically for the workshops’ ends, like in the sets of a film with different rhythms, actors and genres.

“The Future is a Secret Society” is the title proposed by Alex Cecchetti together with Lena Lapelyte, a Lithuanian artist and musician; the workshop has been developed on intertextuality in three realms: poetry, music and tarots. What follows is the playful and polemic invitation letter from the two artists:

Dear Friends,
I am writing you from the future and I am looking forward to meet you here. It seems we have an appointment. But there’s no need to rush because there is no more time; and if there is no time, no one is late. The future is just a society, yet secret to the past. So join our club tomorrow. We speak in tongues, we talk in music, we meet up in dreams, and we gave up communication long time ago to fully embracing poetry. Even our cats purr in rhymes. The past is not dark and the future is not bright, images have nothing to do with light; after all we dream with our eyes closed, don’t we? 
Time travel is a thing of the past, here in the future everybody knows time is not a clock but always the weather. So to reach the future, let’s hope in won’t rain And don’t expect to receive lessons, only trees and plants know how to explain things in forms.

Reading the tarots- the artist maintains- is a bit like planning a publication, you need to imagine how many pages and nuances are needed to build a good narration. From the Marseille Tarots, Cecchetti fished out the tarot of the Mad, vessel of unmediated desire and energy, the reading continues with the phrasing of the adventures of an artist searching for fortune and glory. Despite the 40 degrees reached on a parched Turin day, at midnight Cecchetti is still immersed in a tarot reading session and discussion with Lena Lapelyte, who sits on the other side of the table, like in a chess game. What the cards have in store for Cecchetti is the fulfilment of his colossal project Tamam Shud at CCA Ujazdowski in Warsaw and the solo shows at la Ferme du Buisson, Spike Island and Void, Derry.

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